LA BELLA VITA –Giovanissimi 2012/2013
News Giovanissimi
L’esperienza del donarsi può
essere fatta in tutti gli ambienti di vita e nei luoghi che frequentiamo.
Abbiamo sempre l’opportunità di farci dono per la comunità alla quale
apparteniamo, da quella familiare a quella parrocchiale, scolastica o
cittadina. Un punto di partenza per crescere nel donarsi all’altro si esprime
attraverso la volontà di informarsi su ciò che accade intorno a noi. Allora
ecco qualche notizia che può farci riflettere.
La scuola in protesta
12
ottobre 14 novembre 17 novembre 24 novembre queste date vi suonano familiari? Sono
le date delle mobilitazioni studentesche che sono state organizzate fino ad
oggi. Occupazioni proteste autogestioni, vandalismo … Fermiamoci un attimo a
capire cosa sta succedendo e perché.
Non farà notizia,
ma, solo per fare qualche esempio, fra ottobre e novembre, studenti nelle
scuole di tutta Italia si sono impegnati per realizzare degli incontri
sull’inclusione sociale, feste multietniche in cui incontrare culture
diverse dalla nostra. Sono stato coinvolti migliaia di studenti. Un fatto
concreto, un contributo reale alla vita della scuola e della società. Sarebbe
bello se, a volte, si raccontassero anche queste storie, ovvero le vite e le
esperienze di chi nella scuola ci vuole scommettere, nonostante tutte le
difficoltà, di chi crede che studiare sia la professione degli anni
dell'adolescenza, di chi crede alla scuola come luogo di formazione e crescita
personale, di chi crede in una scuola che possa davvero insegnarci qualcosa, di
chi crede ancora che l'impegno alla fine venga sempre premiato. Ma purtroppo,
lo sappiamo, queste storie non fanno notizia! http://msac.azionecattolica.it
Portiamo anche l’esempio di una scuola di Roma: il liceo Lucrezio
Caro, la quale protesta è sbarcata anche al Festival del Film di Roma con un
flash-mob un mini-corteo fino alla cavea dell'Auditorium. Inoltre il liceo ha
deciso di attuare una cogestione: una stretta collaborazione di studenti e
professori insieme. Un esempio concreto di una scuola “diversa”, alternativa,
aperta e nuova. Una scuola dove non contano i voti ma la passione e
l’interesse. Una settimana breve ma davvero costruttiva. Certo, finito
l’entusiasmo dei 5 giorni rimangono sempre quei 4 ingenui che pensano solo a
perdere giorni di scuola e si divertono reagendo con atti di vandalismo verso
una scuola che vuole crescere e far crescere, ma sicuramente non inquineranno
gli obiettivi di libertà e partecipazione raggiunti dal liceo Lucrezio Caro in
quei “suoi” 5 giorni.
Andrea, 15 anni. Ucciso dall’ignoranza.
Il
messaggio del capo dello Stato. Sul social network decine di messaggi per
ricordare il giovane che "amava vestirsi in modo eccentrico". I suoi
coetanei lo salutano con affetto e aprono una battaglia a ogni forma di
intolleranza
"Diamo un calcio all'omofobia". La
commozione e solidarietà corrono in Rete all'ashtag #ioportoipantalonirosa in seguito al suicidio del quindicenne che martedì
sera si è
impiccato nella sua
abitazione a Roma. Anche il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha espresso
preoccupazione "per il persistere di intollerabili atteggiamenti omofobi
che ledono i diritti e la dignità della persona e ai quali bisogna opporre un
fermo rifiuto" in un messaggio inviato dal segretario generale, Donato
Marra, al congresso di Arcigay.
Una testimonianza che ad aggiungersi alle
decine di post pubblicati su Twitter dai coetanei di Andrea. C'è chi lo
ricorda, chi lo saluta. Ma quasi tutti parlano di "rispetto delle
diversità" e aprono una battaglia contro ogni forma di intolleranza.
Perché, spiegano, pregiudizi di questo tipo sono "una forma di
ignoranza".
Il ragazzo morto a Roma, amava indossare vestiti
eccentrici e mettere smalto sulle unghie. Secondo le prime ricostruzioni, lo
studente del liceo scientifico Cavour, era stato oggetto di alcuni commenti
di suoi coetanei su Facebook. E si è subito parlato di
attacchi nei suoi confronti, in quanto 'diverso', forse gay.
Ora i coetanei dello studente, che 'amava
indossare pantaloni rosa', pubblicano decine di commenti per ricordarlo.
Spiegano quanto sia importante combattere ogni forma di pregiudizio. "Non
è la nostra omofobia a uccidere, ma il nostro problema con la diversità",
scrive, poco dopo le 11 del mattino una ragazza che si firma Milia.
Frankie spiega che non è possibile "morire per colpa dell'omofobia".
Gli fra eco Chiara che propone di "dare un calcio all'omofobia".
FrancescaT aggiunge in inglese di "amare il colore rosa". Mentre
Mother F. aggiunge: "e poi mi dicono che sono troppo fissata con
l'omofobia". Poche parole per Giulia T.. Spiega A. "è stato ucciso dall'ignoranza". http://roma.repubblica.it
Realtà di quartiere
La nostra parrocchia offre da mangiare ormai a 50
famiglie bisognose del nostro quartiere. Ma le scorte di cibo non sono
infinite, anzi stanno proprio per terminare: aiutiamo la nostra comunità con
questo gesto concreto di carità. Diamo noi stessi da mangiare! Per un
avvento di carità.
Mio fratello
che guardi il mondo I. Fossati
Mio fratello che guardi il mondo
e il mondo non somiglia a te
mio fratello che guardi il cielo
e il cielo non ti guarda più
se c'è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c'è strada dentro il cuore degli altri
prima o poi si traccerà .
Sono nato e ho lavorato in ogni paese
e ho difeso con fatica la mia dignità
sono nato e sono morto in ogni paese
e ho camminato in ogni strada del mondo
che vedi.
Mio fratello che guardi il mondo
e il mondo non somiglia a te
mio fratello che guardi il cielo
e il cielo non ti guarda più
se c'è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c'è strada dentro il cuore degli altri
prima o poi si traccerà .
e il mondo non somiglia a te
mio fratello che guardi il cielo
e il cielo non ti guarda più
se c'è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c'è strada dentro il cuore degli altri
prima o poi si traccerà .
Sono nato e ho lavorato in ogni paese
e ho difeso con fatica la mia dignità
sono nato e sono morto in ogni paese
e ho camminato in ogni strada del mondo
che vedi.
Mio fratello che guardi il mondo
e il mondo non somiglia a te
mio fratello che guardi il cielo
e il cielo non ti guarda più
se c'è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c'è strada dentro il cuore degli altri
prima o poi si traccerà .
Ivano Fossati esprime in questo testo tutto il suo sentimento di compassione per chi, uomo come noi, è costretto a essere emarginato, emigrante e umiliato solo perché ha cultura, tradizioni e lingua diversa dalla nostra. Però resta sempre la speranza che prima o poi la strada della uguaglianza accomunerà tutti.
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