LA BELLA VITA -Giovanissimi 2012/2013
La gioia del perDONO
IL PADRE MISERICORDIOSO - Luca 15,11-32
11 Disse
ancora: «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al
padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise
tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più
giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue
sostanze vivendo da dissoluto. 14 Quando ebbe speso tutto, in
quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora
andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò
nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con
le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora
rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane
in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da
mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te;19 non
sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi
garzoni. 20 Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era
ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al
collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato
contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo
figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il
vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai
piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e
facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è
tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. 25 Il
figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì
la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che
cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: È tornato tuo
fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto
sano e salvo. 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il
padre allora uscì a pregarlo. 29 Ma lui rispose a suo padre:
Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu
non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici.30 Ma
ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è
tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31 Gli rispose
il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma
bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è
tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Gesù manifesta
l’autentico volto di Dio, Padre misericordioso, e rivela il suo atteggiamento
verso i peccatori: li ama da sempre e per sempre. Il figlio della parabola ha
il coraggio, l’umiltà e la fiducia di riconoscere che il proprio cammino è
sbagliato e di ritornare dal padre per confessare la propria colpa.
E noi, sappiamo
riconoscere i nostri errori? Sappiamo prenderci le nostre responsabilità? Siamo
in grado di chiedere scusa? Siamo capaci di perdonare gli altri, e soprattutto
noi stessi?
Tutti
commettiamo degli errori: accettare i propri limiti e perdonarsi è il primo
passo per comprendere il vero significato del dono e del per-dono.
Il nodo di questo
laccio rappresenta una relazione bloccata da una difficoltà: durante la
settimana sforziamoci di riconciliare questa situazione, affidandola nella
preghiera e creando noi stessi un momento di incontro con l’altro.
Una poesia anche per te -Elisa
Perdona
e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà.
Questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve.
Ci sarà dentro e te e al di là dell’orizzonte
una piccola poesia
per quanto possa fare male in fondo sai che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà.
Questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve.
Ci sarà dentro e te e al di là dell’orizzonte
una piccola poesia
È
un brano in cui si raccontano quante cose belle ci circondano e ci invita a
rialzarci e invita a perdonare per poter accogliere i doni che abbiamo e ci
vengono fatti.
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